MONTEROSSO AL MARE
Monterossooooo, stazione di Monterossooooo. Gli altoparlanti della stazione di Monterosso al Mare sono il primo saluto per quasi tutti i turisti che arrivano alla località più conosciuta delle Cinque Terre. Ricordi di bambino si susseguono pensando al treno che dalla Spezia portava tra luci e ombre fino all'agognato mare, che si intercalava tra le aperture delle gallerie oltre Riomaggiore. Un'orda di vacanzieri giornalieri si riversava sul lungomare di Fegina, tra schiamazzi di bambini, palloni, profumi di creme solari, borse da mare, maschere con boccaglio, focacce, tranci di pizza, panini e riviste. Tutti a lanciarsi verso la spiaggia, che allora sembrava più larga e lo scoglio più alto, con l'acqua era limpidissima e il fondale di sassi che dopo un metro già era troppo profondo. La bellezza del paese era un corollario poco ammirato, sinonimo di lunghe camminate stancanti sotto il sole, salendo fino al cimitero o tra i carrugi del centro storico, solo buono per cercare una pizzeria, quando felicità era tornare con il treno delle nove di sera, o qualche cartolina alla fine dell'estate. Vacanze italiane con sdraio e ombrellone, anche all'ombra e al fresco delle cabine, nonostante il rischio di sporcare l'asciugamano del catrame delle barche, aspettando con impazienza che passassero le ore della digestione, a volte passeggiando fino alla spiaggia di sabbia dove oggi c'è il parcheggio, aguzzando la vista per cercare il gigante. Monterosso oggi è rimasto uguale, lungomare, chiosco, spiaggia di sassi, gelati e granite, più consapevolezza della bellezza architettonica del borgo tra la chiesa di San Francesco, il cimitero castello, la chiesa di San Giovanni Battista e i palazzi del centro. È già ora di tornare?

