VISITARE MONTEROSSO AL MARE
Pronti per visitare Monterosso? Preparatevi ad una bella camminata se volete vedere proprio tutto. Si consiglia sempre l'arrivo in treno, davanti al lungomare di Fegina, se proprio volete venire in macchina, la discesa dalla statale 38 Soviore è un serpentone che porta diretta fino al parcheggio sul mare.
In entrambi i casi, appena arrivati, giratevi verso destra scendendo la scalinata della stazione, o verso sinistra se siete nel parcheggio, la statua del gigante è lì. All'inizio sorreggeva una terrazza forma di conchiglia dal 1910, poi la seconda guerra mondiale ne ha alleggerito il peso. Furono due emigranti di ritorno che fecero fortuna in Argentina a volerne la costruzione: Giovanni e Juanita Pastine, insieme ad una villa di cui rimane solo una torre. Il peso degli anni si fa sentire per il gigante, ha perso le braccia e il tridente, una gamba e forse per questo non ce la faceva più a sorreggere la conchiglia, pure scomparsa.
Da qua, con un gelato o con una focaccia ci aspetta il lungomare di Fegina, la spiaggia più lunga delle Cinque Terre, rigorosamente punteggiata da ombrelloni e sdraio, tranne un piccolissimo fazzoletto di spiaggia comunale. Lo scoglio di Fegina è sempre lì, martoriato dal vento e dalle onde, rimpicciolatosi con gli anni ma ancora imponente.
Per andare verso il paese vecchio ci sono addirittura tre strade. Due facili facili; una, in salita e discesa, ma imperdibile. Cominciamo da questa, che porta verso il colle di San Cristoforo, fino al convento dei Cappuccini e la chiesa di San Francesco, con la statua del Santo a proteggere le Cinque Terre verso Vernazza. Il tempo sembra fermarsi tra le piante mediterranee fino alla facciata della chiesa, dove si alza un bel cipresso bei pressi dell'entrata del cimitero.
A Monterosso anche il cimitero è turismo. D'estate è infestato da curiosi in costume da bagno, fermi a leggere le dediche poste sulle tombe. Qua c'era l'antico castello Doria, poi andato in rovina e trasformato in campo santo: sogno preromantico inglese di rovina nella rovina.
Le altre due strade che portano in paese costeggiano la spiaggia sul lungomare di Fegina fino alla Torre Aurora, una delle poche rimaste a difesa del borgo. Si trova proprio tra le due spiagge, tra scogli e sabbia, ricordo del dominio genovese e delle incursioni dei pirati. Quindi, arriviamo finalmente al centro storico, passando per la galleria o dalla strada pedonale che arriva al porticciolo di Monterosso, dove attraccano i battelli che collegano le Cinque Terre, quelli che vanno avanti e indietro davanti alla spiaggia, annunciando le visite a Portovenere e Golfo del Tigullio in diverse lingue.
Ormai tra i carrugi, le case si affacciano alte sulle viuzze, aprendosi a malavoglia nella piazza della chiesa di San Giovanni Battista, con la bellissima facciata bicroma in marmo bianco e serpentino verde scuro e il rosone centrale. Visto che lo spazio è quello che è, nella stessa piazza si trova l'oratorio della Confraternita dei Neri "Mortis et Orationis", un po' macabro all'interno ad essere sinceri, con scheletri e teschi qua e là. Se c'è una Confraternita dei Neri, come può mancare una Confraternita dei Bianchi? E infatti cammina cammina si sbuca davanti all'oratorio di Santa Croce, sede della confraternita, sempre con facciata a strisce, stavolta bianche e nere.

